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PT Costituzione del convenuto opposto

Solo telematica la costituzione del convenuto opposto nel giudizio di opposizione all'ingiunzione innanzi al Tribunale

 

Con una interessante e condivisibile ordinanza (in calce il testo scaricabile) depositata il 23 gennaio 2020 il Tribunale di Milano (estensore dott. Nicola Fascilla) ha ritenuto che, nel giudizio di opposizione all’ingiunzione, il convenuto opposto debba depositare la comparsa di risposta esclusivamente in via telematica, ai sensi dell’art. 16-bis comma 1 e 4 del decreto legge 179/2012 conv. con legge 221/2012, essendo egli già costituito nell’unico procedimento bifasico (fase monitoria – fase di opposizione) al momento del deposito per ricorso per ingiunzione, introduttivo del giudizio.

 

La motivazione dell’ordinanza segue il seguente percorso logico:

a)     l’art. 16-bis primo comma D.L. 179/2012 impone (per i procedimenti innanzi al Tribunale a decorrere dal 30 giugno 2014) che la parte già costituita depositi i propri atti e documenti in via esclusivamente telematica, il quarto comma del medesimo articolo ne esclude l’applicazione per i procedimenti di ingiunzione (totalmente telematici), fatta eccezione per il giudizio di opposizione;

b)    il convenuto opposto – attore sostanziale nel giudizio di opposizione – è già costituito in giudizio dal momento e per l’effetto del ricorso per decreto ingiuntivo, come si desume, tra l’altro dal fatto, da una pronuncia della Corte di Cassazione (Cass. SS.UU. n. 14475/2015) che ha ritenuto già acquisiti al processo, e quindi non nuovi, i documenti contenuti nel fascicolo monitorio, con l’esclusione della soggezione a decadenza processuale del deposito tardivo dello stesso da parte del creditore, perfino in appello;

c)     nel giudizio di opposizione, il ricorrente nella fase monitoria deve necessariamente coincidere con il destinatario della citazione in opposizione;

d)    la notifica dell’atto di citazione in opposizione deve essere eseguita ex art 638 c.p.c. al domicilio eletto presso il difensore che ha assistito il creditore nella fase monitoria, ciò in deroga agli ordinari principi in tema di luogo di notificazione della citazione, proprio perché il convenuto è considerato dal legislatore come parte processuale già costituita.

 

Come abbiamo anticipato l’ordinanza è correttamente motivata e, ad avviso di chi scrive, convincente.

 

La soluzione adottata con il provvedimento in esame non è, però, univoca.

 

In senso contrario si assume, infatti, che:

      i.         a seguito della notifica dell’atto di citazione in opposizione a decreto di ingiunzione, la causa così introdotta deve essere iscritta a ruolo ed al relativo fascicolo viene assegnato un numero di ruolo differente da quello della fase monitoria;

     ii.         l’opposto che, ritualmente convenuto, non si costituisse nel giudizio di opposizione verrebbe dichiarato contumace.

 

Da qui la conclusione che il processo di opposizione è autonomo rispetto a quello monitorio, con la conseguenza che la comparsa di risposta del convenuto-opposto costituirà il suo primo atto difensivo e di costituzione che, quindi, potrà essere operata sia con modalità cartacea che telematica.

 

Gli argomenti addotti a sostegno di tale interpretazione sono, sempre a nostro avviso, superabili.

 

Osserviamo, preliminarmente, che il caso in esame è frutto di un vuoto normativo e che sorprende che dal 30 giugno 2014 (termine di decorrenza dell’obbligatorietà del deposito telematico dei provvedimenti e degli atti e documenti di parte nel giudizio innanzi al Tribunale) non si sia ancora intervenuti sull’art. 16 bis DL 179/2012 rendendo definitivamente obbligatorio il processo telematico in tutti i suoi momenti (di costituzione delle parti inclusi) evitando dubbi interpretativi ancora possibili.

 

Nel merito delle argomentazioni a sostegno dell’autonomia del giudizio di opposizione all’ingiunzione, distinto da quello monitorio, osserviamo quanto segue.

 

Il procedimento di ingiunzione e quello di eventuale opposizione appartengono al medesimo giudizio di primo grado avente natura bifasica, si svolgono innanzi al medesimo giudice e ben possono essere assegnati allo stesso magistrato (Cassazione, SS.UU. 14475/2015).

 

Altro esempio di procedimento bifasico è quello previsto dal rito impugnatorio dei licenziamenti riscritto dalla Legge 92/2012 (cd. «Legge Fornero») nel quale «dopo una fase iniziale concentrata e deformalizzata - mirata a riconoscere, sussistendone i presupposti, al lavoratore ricorrente una tutela rapida ed immediata e ad assegnargli un vantaggio processuale ... ove il fondamento della sua domanda risulti prima facie sussistere alla luce dei soli atti di istruzione indispensabili - il procedimento si riespande, nella fase dell'opposizione, alla dimensione ordinaria della cognizione piena con accesso per le parti a tutti gli atti di istruzione ammissibili e rilevanti» (Corte Costituzionale ordinanza n. 19674 del 2014).

 

Anche nel rito introdotto con la «Legge Fornero» è prevista, infatti, una prima fase (che si introduce con ricorso che, iscritto a ruolo, genera un fascicolo processuale) che si conclude con una ordinanza immediatamente esecutiva, alla quale può seguire la fase eventuale di opposizione (che prevede un’autonoma iscrizione a ruolo).

 

I procedimenti (di impugnazione e, eventuale, di opposizione) prevedono separate iscrizioni a ruolo e distinte assegnazioni di numeri di ruolo, pur appartenendo al medesimo procedimento di primo grado.

 

Con sentenza n. 78 del 13 maggio 2015 la Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sugli effetti della possibile identità del giudice delle due fasi, nel ritenerla costituzionalmente legittima, ha ripreso quanto scritto nella richiamata ordinanza n. 19674 del 2014 per la quale «la fase di opposizione - non costituendo una revisio prioris instantiae della fase precedente ma solo "una prosecuzione del giudizio di primo grado" - non postula l'obbligo di astensione (del giudice che abbia pronunziato l'ordinanza opposta), previsto dall'art. 51, primo comma, numero 4), cod. proc. civ. con (tassativo) riferimento al magistrato che abbia conosciuto della controversia "in altro e non dunque, nel medesimo grado del processo».

 

Da quanto sopra emerge che, in un procedimento bifasico, l’iscrizione a ruolo dell’eventuale giudizio di opposizione non incide, dal punto di vista processuale, sulla natura unitaria di giudizio di primo grado che trae origine dalla proposizione del ricorso, prodromico alla prima fase.

 

Quando alla circostanza che nel giudizio di opposizione all’ingiunzione il convenuto opposto che non depositi la comparsa di risposta debba essere dichiarato contumace, rileviamo non esservi unitarietà di indirizzo.

 

In realtà, per quanto qui ci occupa, si tratta di un falso problema.

 

Infatti, la contumacia dell’opposto non può che essere dichiarata se non aderendo alla tesi dell’autonomia del giudizio di opposizione rispetto a quello monitorio. Quindi, la declaratoria di contumacia è conseguenza e non presupposto della riconosciuta (e da noi avversata) autonomia del giudizio di opposizione.

 

Peraltro, se si esclude, come riteniamo di poter affermare, l’autonomia del giudizio di opposizione, viene meno la possibilità di declaratoria di contumacia del convenuto opposto.

 

Diversamente ragionando, si giungerebbe ad un corto circuito in forza del quale premessa e conseguenza sarebbero sostituibili l’una all’altra, con evidente vizio logico (la conseguenza, essendo a valle della premessa, non può essere addotta a sostegno di questa).

 

A conforto della tesi da noi proposta valga ancora il fatto, riconosciuto dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nella citata sentenza n. 14475 del 10 luglio 2015 (confermato nelle successive sentenze del 4 aprile 2017, n. 8693 e del 28 settembre 2018, n. 23455), che i documenti del fascicolo monitorio sono definitivamente acquisiti al processo, di modo che, quand’anche non prodotti nel giudizio di opposizione ben potrebbero esserlo in quello d’appello, senza decadenza alcuna in quanto non nuovi.

 

Ma non è ancora tutto.

 

Infatti, sempre la Corte di Cassazione, decidendo con sentenza n. 25823 del 31 ottobre 2017 il caso dell’avvocato che aveva notificato un decreto di ingiunzione nonostante il proprio assistito fosse, medio tempore, deceduto e successivamente si era costituito (in forza del mandato ricevuto per il procedimento monitorio) nel giudizio di opposizione introdotto dal debitore ingiunto:

a)      ha ritenuto che: «il deposito del ricorso monitorio integr(a) una costituzione in un processo, sebbene di rito speciale, ma, tuttavia, è da dire, con la necessaria prospettiva di provocare l'eventuale instaurazione del giudizio a cognizione piena, nel quale la domanda oggetto di lite resta quella introdotta con il ricorso stesso» e

b)    ha pronunciato il seguente «principio di diritto, secondo cui: "nel procedimento per decreto ingiuntivo, poichè la costituzione nella fase monitoria dispiega i suoi effetti anche ai fini della fase eventuale a cognizione piena conseguente all'opposizione, sebbene sia necessario integrarla con la costituzione in essa se l'opposizione risulti proposta, si deve ritenere che, qualora, dopo l'emissione del decreto si verifichi il decesso della parte creditrice, il suo difensore, in forza dell'ultrattività del mandato conferitogli con il ricorso monitorio, è non solo legittimato a procedere alla notificazione del decreto ma anche, a seguito dell'opposizione dell'ingiunto (che legittimamente si notifica alla parte ingiungente al domicilio eletto presso il detto difensore nella situazione di ignoranza del suo decesso), a costituirsi nel giudizio di opposizione. Se egli, costituendosi, si astiene dal dichiarare l'evento che ha colpito la parte, il processo di opposizione resta indifferente all'evento del decesso, in non diversa guisa di quel che accade quando il decesso della parte costituita non è dichiarato dal suo difensore. Se egli si costituisca e dichiari l'evento, si verifica una fattispecie interruttiva. Resta fermo che il medesimo difensore si può anche costituire per gli eredi in prosecuzione, munito di mandato".».

 

Anche tale pronuncia è confermativa del fatto che il giudizio di opposizione all’ingiunzione prosegue il processo introdotto con il ricorso per ingiunzione.

 

Come abbiamo già scritto, la soluzione proposta nell’ordinanza qui in commento non è univoca, essa però ci pare la più coerente con l’impianto processuale-civilistico, anche telematico, vigente.

 

Riconosciamo, peraltro, il fatto che il mancato completamento … dell’ultimo miglio del processo civile telematico (quello dell’obbligatorietà per tutti gli atti del processo), lascia scoperti trabocchetti nei quali anche il più avveduto professionista può incappare.

 

Milano gennaio 2020

 

© Maurizio Sala – Avvocato in Milano

 

testo dell'ordinanza Tribunale Milano 23 gennaio 2020


Numero: 102202A